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Jacob Molcho – part IV

Quando entrarono nella mia prigione improvvisata fui sorpresa da quel che vidi. Mi aspettavo visite, lo avevano detto le carte …mi chiedo perché continuo a usarle, visto che è per colpa loro se sono in questa situazione… mi sono persa di nuovo… sì, aspettavo visite, lo avevo visto nelle carte, ma mi aspettavo che mi avrebbero fatto delle domande, un interrogatorio come quelli che avevo subito da quando è iniziata questa cattività, e invece mi chiesero le stesse cose che mi vengono chieste quando lavoro: il tizio con l’abito lungo, che poi mi hanno detto si chiami Molcho, mi chiese di leggergli le carte.
Io sono giovane per essere un’indovina, è vero… insomma, quando vai a farti predire il futuro ti aspetti una signora ansiana ed esperta, una che sa come va il mondo perché l’ha visto con gli occhi, oltre che con le carte, e invece si trovavano me, una ragazzina… ho visto gente credere che fossi un’intrattenitrice… mi sono persa di nuovo… sì, le carte… io giocavo coi tarocchi prima che con le bambole e sò comporre i tasselli del quadro delle persone, ma non ne avevo mai trovato uno così complicato! Molcho non disse altro, non specificò neanche cosa voleva che gli leggessi, voleva solo vedere cosa sapevo fare, credo, per vedere se lo prendevo in giro o meno. Ogni tanto lo fanno, gli scettici… aspettano solo un tuo errore per dire che non vali nulla, e quella volta avevo una paura matta di commetterne! Per giunta l’altro tipo mi metteva a disagio in un modo che non si può spiegare. Portava una tunica lunga e scura con cappuccio. Non se lo levò neanche, ma si capiva che sotto aveva una maschera scura. Voleva farmi paura, ci scommetto… tipo il trucco del tipo senza volto. Quando ero bambina lo zio me lo faceva sempre… che paura mi faceva… sembrava veramente che il cappuccio stesse in piedi da solo… in confronto questo tizio non era così bravo! Ma non mi staccava gli occhi di dosso, se alzavo lo sguardo non potevo non notare che mi fissava! Comunque sono una professionista, e ho mantenuto la calma.
Le carte del signor Molcho erano molto tristi. Nel suo passato c’era stato un grande dolore dal quale non si era mai ripreso, questo era chiaro… aveva fatto delle cose orrende e le sue mani si erano sporcate. Da allora cerca di pulirle, e non le lava con acqua ma… nel sangue di quelli che l’hanno sporcato in origine.
Non riuscirò mai a spiegare perché non avevo paura… sì, mi batteva il cuore, e forte, ma non mi sentivo minacciata. Nessuno dei due battè ciglio, quindi continuai. Il signor Molcho aveva iniziato una crociata… voleva estirpare qualcosa dal mondo, e stava facendo un buon lavoro. Certo, se si può parlare di buon lavoro quando si uccide… ma oggi, in questa città, la gente uccide per rubare una manciata di spiccioli, quindi si finisce per perdere il valore della vita… si perde finché la situazione non si mette male… io non morirò in questo modo, l’ho letto nel mio futuro, per questo non sono impaurita.
Continuai a leggere. Stava per iniziare qualcosa di grande, un viaggio, con la peggiore compagnia che si potesse immaginare e quella compagnia non lo avrebbe lasciato fino alla fine. Fino alla sua fine. Sono sempre in difficoltà quando devo dire ai miei clienti che moriranno “male”. Il fatto è che avevo fatto tanta di quella fatica per arrivare a quel punto, che non mi restavano molte energie per inventare e fui molto schietta: lei morirà colpito alle spalle da una persona che non aveva ucciso quando poteva, ma morendo troverà la pace che sta cercando da una vita. Non avevo altro da dire.
I due si alzarono e se ne andarono in silenzio, come se fossero venuti semplicemente a ritirare una lettera, non a parlare con una persona (un’indovina, per giunta…).

Tornai ad aspettare il mio salvatore, sapevo che sarebbe arrivato (lo avevo visto chiaramente) ma non sapevo ancora chi mi avrebbe tirato fuori da questo pasticcio. Pensare che per un attimo ho pensato che fosse lui… ma non è così, l’ho visto…

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