
Eros e Thanatos
Dicembre 3, 2008Ricordo che una volta parlai col signor Molko di cosa sia l’amore e in che rapporto stia con quei sentimenti che in genere definiamo violenti. Come un riccio deve scoprire la testa per nutrirsi, così con mio grande stupore l’uomo più chiuso e schivo che abbia mai conosciuto iniziò a parlare…
“Si dice che Eros e Thanatos vadano sempre a coppia, ma è una mezza verità… Si può arrivare a Thanatos in vari modi, io ci sono arrivato per odio, anche se non è da tutti odiare. Allo stesso modo non si può amare veramente senza passare per Thanatos. Infatti quando ami qualcuno inizi a vedere tutto in un altro modo, il tuo campo visivo si restringe e riesci a mettere a fuoco una cosa per volta, quella amata, tutto il resto sfuma. Tuttavia l’amore aumenta la tua acuità percettiva verso le minacce, riducendo però la visione di insieme: finisce che ogni dettaglio ti manda in estasi o ti sprofonda nella gelosia, nella malinconia, o anche peggio.
Eppure senza questo anticipo di cecità non c’è amore, lo si percepisce chiaramente. Chi non riesce a evocare Thanatos e dimostrare di saperlo controllare, anche minimamente, non può far sentire amato qualcun’altro. Certe volte per imparare a farlo si deve partire dalla sfida più difficile, cacciare la preda più grossa: l’amore più difficile da guadagnare è quello verso noi stessi.
Amare qualcuno di cui si conosce tutti i difetti, tutti i segreti e tutte le colpe, qualcuno del quale condividiamo tutte le paure; questo è quanto di più difficile ci possa essere. Amore è completarsi, trovare nell’altro quello che manca a noi: non è cercare il nostro opposto ma il complementare ovvero qualcosa che ci somiglia abbastanza da compenetrarci ma è abbastanza diverso da non sovrapporsi a noi e coprire i nostri punti ciechi. Per questo per amarci dobbiamo riuscire a vederci diversi, guardarci come se non fossimo più noi pur sapendo che lo siamo, odiarci come si può odiare solo chi non si vede l’ora di perdonare…”







